La pittura (come il networking) è una strategia per tentare
di dissolvere il mio io; una pura questione di annullamento della
soggettività. Agisco così perché, come artista, mi
accorgo che il lavoro di continuo smussamento del soggetto mi porta un
beneficio interiore.
Il mio intento nel fare pittura è molto difficile: dipingere un
quadro che possa essere visto per quello che è -e questo
è molto sfuggente.
Devo continuamente non farmi prendere la mano dal realizzare dei quadri
troppo astuti: cercare di risolvere il grande mistero della pittura con
l'intelligenza è un errore da sciocchi.
Voglio realizzare dei quadri semplici, voglio fare una pittura banale,
potendo dipingere di tutto. Questo sono capace di farlo solo
amplificandomi, facendo traboccare il bicchiere stracolmo del mio io;
attraverso l'atto di credere di aver dipinto un bicchiere pieno di
vino, in realtà come un ingenuo bambino, sono stato dipinto da
un fantastico bicchiere vuoto e netto, che sta lì tranquillo
sulla tela.
Per ottenere dei quadri umili ritengo che non posso essere altrettanto
umile con la pittura. Devo essere sfrontato, esagerato, pieno di me e
allo stesso tempo tecnicamente super preparato, quando mi metto di
fronte alla tela bianca. Se l'atteggiamento è questo
(amplificazione), lo smacco che riceverò dalla pittura
sarà forte e il mio io mano a mano si sminuirà.
L'atto dello svuotamento interiore corrisponde a quel momento in cui
l'immagine dipinta si fa talmente "grande" da non essere vista; il
quadro diventa neutro, anonimo, quasi impotente. Il momento in cui mi
sento dipinto-dalla-pittura, quando questa mi viene addosso, e il
quadro, per dirla con Braque, non è che l'infortunio:
"C'è una temperatura alla quale il ferro diventa malleabile,
perde il suo senso del ferro. È un calore così che cerco.
Il quadro fa parte delle cose spente". Svuotare così il mondo di
ogni visione particolare attraverso una pittura fatta di paesaggi,
ritratti e nature morte, tele “mancate” che sono gli
infortuni-disgrazie del pittore.
Alla fine del processo pittorico mi sento indifferente e questo è quello che cerco.
II.2001