Pittura incollocabile
Dichiarazione

di Claudio Parrini


"...Tu non devi scombiccherare e disegnare a questa maniera. Devi dipingere. Da che parte viene la luce, qui dentro? Viene dalle vesti, viene dalle parti nude? Tutto questo è insensato. Che cosa respirano questi uomini? Del colore forse, o dell'olio di lino? Io non vedo aria qui..."
Johan August Strindberg, La stanza rossa

"...Non sottovaluto. So che ci vuole coraggio. Ma supponiamo per un momento che uno lo possega, questo courage del luxe..."
Rainer Maria Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge

Non ho intenzione di fare un processo all'arte contemporanea, di mettere sotto torchio artisti ed opere, non interesserebbe e non sarebbe utile a nessuno, e sprecherei del tempo.
Non mi attrae né mi intriga, in questo momento storico e in questo punto del mio percorso artistico, un'arte di denuncia, un'arte che dica di nuovo come va male il mondo (un'arte del resto legata esclusivamente al concetto e alla testa); penso piuttosto ad un arte che produca un qualcosa di propositivo.
Questa mia riflessione è frutto della pratica, del metodo e dell'atteggiamento che riguardano il mio lavoro di artista. Esporrò, esternerò solamente il mio tragitto, la mia esperienza personale, le mie istanze che spero siano proficui a chiarire al pubblico e alla critica la poetica e la posizione dei miei nuovi lavori.

Vedendo mostre, sfogliando cataloghi e riviste, leggendo scritti, saggi e recensioni, navigando in rete, mi sono accorto da tempo che qualcosa è cambiato nelle arti visive o figurative, o meglio nell'arte contemporanea: quello che ho appurato è che da anni (dare delle date non credo sia indispensabile, ognuno dia la sua) l'arte contemporanea non ha più preso in esame il sentimento di umanità. Quante sono e quali sono le opere che svelano o interrogano il sentimento più profondo ed immediato che appartiene agli uomini: il sentimento chiamato umanità?
Troppa denuncia come ho già detto (troppo concetto, troppa filosofia, troppa letteratura); le parole che ormai vengono adottate per descrivere o giustificare un'opera d'arte sono: sociale, consapevolezza, impegno, provocazione...
È stato del tutto abbandonato un mondo di sentimenti molto più "terra terra", che ha come riferimenti definizioni e coordinate tipo: fantasia, ricordo, commozione, poesia...
Quasi come sia vergogna parlare in questi termini: invece voglio dire che l'artista ha perso l'impulso contemporaneo a raccontare le emozioni e le cose semplici, gli attimi e le visioni private: che appartengono a tutti e a nessuno.
Lo so, questi discorsi a molti appariranno vecchi, conservatori o addirittura reazionari, nel migliore dei giudizi fuori dal tempo e languidi... io rispondo con il lavoro: se il pubblico vede nei miei dipinti tutto ciò, significa che ha visto qualcosa d'altro!

Con la mia pittura intendo dischiudere e presentare una realtà specifica nettamente in contrapposizione alla mera riproduzione pittorica della fotografia -che credo riguardi più l'illustrazione o la grafica pubblicitaria in generale che la pittura. Questa mia pratica della pittura si pone in un'altra zona dell'attuale, maggior parte, forma di produzione e percezione pittorica, che ama la base, il filtro ed il supporto mediale (di altri mezzi di comunicazione come il fumetto, il cinema la televisione, internet, ecc.), ma che a causa della sua scarsezza di azzardo, e delle sue ripetute inquadrature certe e possibili risulta da tempo noiosa.


Incollocabiltà versus omologazione
Questa pittura dal ritmo un pò asimmetrico e sincopato, incerta nell'aspetto a prima vista, ma solida ed impeccabile nella visione finale e quel che più conta semplice, non artefatta, per niente furba, risulta spesso incollocabile, poco gestibile, irritante. Di sicuro non è una pittura omologata, una maionese inacidita di tutte le pitture...
Preferisco essere solo, pronto a dipingere quadri secchi ed essenziali, dove rischiare tutto e per tutto, senza la paura di sbagliare, anzi cercando l'errore, l'inciampo, per poi cadere nello sconosciuto, nel non visto.
Giovanni Fattori dice a Modigliani: "Il coraggio di sbagliare, Dedo. Il coraggio di urtare. Hai mai visto la mia Gotina rossa? I pedanti ne hanno riso. E hanno riso dei miei soldati, domandandomi se fossero ubriachi; hanno riso dei miei cavalli, dicendo che avevano cinque zampe. Gua', si lascia ridere. Noi abbiamo fatto qualcosa di passabile perché abbiamo osato dar torto ai vecchi e guardare il mondo con i nostri occhi. E tu guardalo con i tuoi. Il vero, la vita... Ma dov'è il vero? Dov'è la vita? Nelle cose, o nel sentimento di chi le dipinge? (Clemente Fusero, Il romanzo di Modigliani)
Così mi piace pensare e fantasticare, elaborare la leggenda e il mito - (da ben intendere dunque che in questo testo ho usato molto l'enfasi, l'occhio teatrale e il filtro romanzesco)...
ma anche prendere delle posizioni dure e in certi momenti dire le cose come stanno: oggi, negli artisti sembra che il sentimento di umanità, l'atteggiamento propositivo, la coerenza e la sincerità nel lavoro siano dimenticati.
A me piace essere fuori moda.


L'emozione

Credo che l'opera d'arte (un quadro nel mio caso) debba avere una "funzione sociale" in questo senso: far sentire chi la fruisce (chi lo guarda) una persona umana; semplicemente far provare un'emozione. Chi ha acquistato un mio quadro, ha pagato dei soldi, quindi deve ricevere in cambio qualche cosa: bisogna che si emozioni. Oggi, ritengo che il far emozionare sia funzione sociale.
Ma cosa è questa emozione?
E' quella particolare felicità bambina che ci permette di cogliere le minime sfumature, gli impercettibili accenni, gli effimeri sapori che l'opera d'arte trasmette; felicità capace di farci entrare nelle zone più estranee della nostra anima, facendoci amare e godere le cose in apparenza più indicibili e inaccessibili.

"Sempre affacciato ad una finestra io sono,
io della vita tanto innamorato.
Unir parole ad uomini fu il dono
breve e discreto che il cielo mi ha dato"
Sandro Penna

...saper suscitare nuove immagini di vita.
Dipingere significa produrre degli accenni che ci conducono sempre più vicino alle cose reali, ma allo stesso tempo ci lasciano sempre un pò insoddisfatti; è proprio questa insoddisfazione che ci emoziona e ci stupisce, facendoci continuamente riprovare quel gusto-del-completare che ci affascina sin da bambini.


Milano VI-2005